Taranto e il lavoro, oltre la manovra economica 2023

L’inizio di un nuovo anno è sempre accompagnato dalla speranza che venga superato quanto di negativo ha caratterizzato quello precedente e non c’è dubbio che, traguardato il 2023, il primo nostro pensiero vada alla guerra in Ucraina ed a tutte le sofferenze umane, sociali ed economiche che essa continua a trascinarsi dietro.

La fine, da tutti auspicata, di questa guerra di occupazione chiama ancor oggi in causa innanzitutto la responsabilità diretta del principale attore russo, Vladimir Putin ma anche la diplomazia internazionale a tutti i livelli.

Il portato della Legge di bilancio 2023 è simile ad una breve boccata di ossigeno, per le risorse esigue di un Paese la cui situazione debitoria è cresciuta sempre di più, anche a causa della pandemia oltreché per gli esiti del citato conflitto in Ucraina, che si riverberano sul nostro territorio.

Dei 35 mld disponibili, con cui far fronte ai costi energetici e ad una inflazione arrivata a circa il 12% che stanno falcidiando i redditi di famiglie e imprese, ben 21 mld sono stati impegnati per proteggere dagli aumenti della bolletta di luce e gas e, soprattutto, per tutelare il Paese dalla diminuita erogazione del gas russo.

La stessa Legge di bilancio ha dovuto fare i conti con i tempi brevi  del cambio di Governo nazionale, impegnato a sua volta ad evitare sia infrazioni europee che esercizio provvisorio.

Per questo, solo grazie al pressing sindacale, alcune luci si sono potute intravedere.

Tra queste: è stato rafforzato l’assegno unico in presenza di figli minori e previsto l’aumento delle pensioni minime a 600 euro per gli over 75; sono state rivalutate le pensioni al 100% per quelle pari a 4 volte il minimo, mentre per quelle oscillanti tra le 4 e le 5 volte  si è passati dall’80% iniziale all’85% e a scendere per le altre.

E se su Opzione donna non abbiamo condiviso i limiti imposti né la mancata proroga del precedente sistema, consideriamo positivamente la quota 103 per andare in pensione ed il superamento della Legge Fornero dall’1 gennaio scorso, così scongiurando il rischio di penalizzare gli eventuali pensionandi con uno scalone d’attesa di 5 anni.

Bene anche la proroga del taglio al cuneo fiscale di 2 punti per le retribuzioni annue fino a 35mila euro e di tre punti per quelli fino a 25mila, aumentando così di 5mila euro il limite previsto inizialmente, che era pari a 20mila.

Altrettanto importante la misura prevista in merito alla detassazione, fino a 8mila euro annui, dai 6mila iniziali, per le assunzioni a tempo indeterminato di donne, under 36 e percettori di Reddito di cittadinanza, così come aver elevato la certificazione Isee da 12mila a 15mila euro per ottenere il diritto al bonus bollette.

Certamente restano le ombre di una manovra che, come dichiarato dal nostro Segretario generale Luigi Sbarra, seppur condivisibile e migliorata grazie al dialogo sociale e alle nostre proposte, occorre cambiare per quanto riguarda Opzione donna, flat tax, voucher.

E soprattutto serve un Patto anti inflazione, una riforma fiscale e un confronto serrato su pensioni, sicurezza, politiche industriali, sociali, lavoro e Pnrr.

Confronti essenziali, come quello sulle politiche industriali, affinché anche le vertenze del nostro territorio non si trasformino in crisi croniche e spengano, sul nascere, la speranza iniziale di un anno migliore.

Il 19 gennaio p.v. rimane un giorno importante per la vertenza con Acciaierie d’Italia (ex Ilva), allorquando ci si aspetta l’avvio di un percorso chiaro, trasparente, definitivo, teso a porre le basi per una transizione vera, sia industriale che tecnologica ed occupazionale, per Taranto e per il Paese.

 

Un percorso che non può che avvenire solo con una ripresa sostenibile, tanto sul versante dei volumi produttivi quanto su quello occupazionale ed ambientale, per cui necessitano risorse e tempi necessari che rispecchino la realtà e non finiscano col diventare oggetto di continue strumentalizzazioni.

Ovviamente questa vertenza, i cui risvolti sono anche nazionali in quanto sottende direttamente alle possibili direttrici di politica industriale dell’Italia, non può distrarre da quelle, non meno importanti, sulle quali in più occasioni abbiamo cercato di attirare l’attenzione, come il futuro degli stabilimenti ex Albini, ex Cementir, ex Marcegaglia, ex TCT, solo per citarne alcune.

Ed inoltre, è la vertenza sanità a costituire l’emergenza principale della realtà ionica, ovvero quella dei Pronto soccorso, delle liste di attesa che costringono i meno abbienti a non curarsi e, per contro, l’aumento costante della mobilità passiva.

Altro che Autonomia differenziata tra Regioni, che rischierebbe di creare ulteriori diseguaglianze e ingiustizie in tutti i restanti settori sociali ed economici.

C’è, poi, da passare dai programmi del Pnrr Salute già definiti alla cantierizzazione delle Case di comunità, degli Ospedali di comunità, delle Centrali operative territoriali e, conseguentemente, investire nella digitalizzazione dei processi essenziali per realizzare la telemedicina, il teleconsulto, altrimenti la medicina territoriale resterebbe solo una chimera.

Soprattutto necessitano risorse umane, operatori e operatrici di tutte le professionalità,  sulle quali investire anche in formazione continua e competenze.

Vorremmo prendere atto in questo 2023 di progetti già realizzati e non solo da realizzare, di minor numero di inaugurazioni seguite da immediati rinvii, di più strutture attive, attrezzate con apparecchiature e personale.

È un sogno?

Ammesso che lo sia, di fatto questi contenuti sono parte di quella transizione ecologica che tutti evocano, contestualmente all’emergenza demografica o, per dirla con Papa Francesco “dell’inverno demografico” che caratterizza questa fase storica dell’Italia.

La denatalità è un tema che, certo, va oltre i nostri confini locali ma diventare attrattori per i nostri giovani è un compito che tocca anche a chi sta sul territorio, offrendo servizi, asili nido, politiche abitative appropriate, scuola a tempo pieno e quindi mense, sintonia tra scuola, impresa e peculiarità territoriali.

E’ importante il lavoro che sta realizzando l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio  con la ZES e gli investimenti già programmati, così come rappresenta nuova opportunità occupazionale  l’auspicata partenza del piano industriale di Agromed.

Particolare attenzione meriterà la nostra economia del mare e, in particolare, la pesca e la mitilicoltura, anch’essi importanti driver di sviluppo sostenibile.

Insomma, seppur in presenza di criticità, nell’attuale fase inedita di cambiamento, esse  possono costituire opportunità per Taranto.

Questo è anche il momento di riportare il lavoro al centro dell’interesse comune ma perché ciò si realizzi compiutamente serve condivisione, unità, dialogo sociale e soprattutto responsabilità, evitando protagonismi che possono pagare elettoralmente sul momento ma che poi, nel lungo tempo, danneggiano tutti.

Il caso più eclatante è proprio quello di Acciaierie d’Italia, la vertenza madre del nostro territorio rispetto alla quale il 2023 ci consente di sperare ancora una volta.

A condizione  di non ripetere  errori, almeno quelli degli ultimi 10 anni!

di Gianfranco Solazzo – Segretario Generale CISL Taranto Brindisi

Taranto  2 gennaio 2023

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