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Si a maggiori risorse del PNRR dove il paese e’ in sofferenza sociale ed economica

Gianfranco Solazzo

Il tempo trascorre inesorabile ed anche il cambiamento in atto nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, corre veloce per una transizione digitale ed ecologica già in grado di trasformare ogni aspetto del vivere quotidiano, per cui nulla di ciò che ci siamo lasciati alle spalle, con l’avvento del Covid-19, tornerà uguale a prima.

Sono sfide, queste, che coinvolgono ogni aspetto economico, sociale e ambientale, per vincere le quali sarà necessario rimettere in discussione le attuali conoscenze e competenze di ciascuno.

La Strategia per lo sviluppo sostenibile, aggiornata utilizzando l’Agenda 2030 ed inglobando 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – delle Nazioni Unite, riclassifica gli impegni su cinque aree tematiche derivanti dal “modello delle 5P” (Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership) e non riguarda solo i sistemi produttivi ma anche i modelli di vita.

Istruzione e formazione, mobilità, comunicazione, alimentazione, consumo e risparmio, produzione: nulla di tutto ciò resterà fuori dai cambiamenti che la transizione ecologica, di fatto, impone.

E considerando che la transizione digitale senza quella ecologica è possibile ma non viceversa, occorre fare in fretta prima che i cambiamenti lascino indietro giovani e meno giovani e chiunque abbia scarsa familiarità con le tecnologie digitali, utili a comunicare, studiare, lavorare.

Spiccano, al riguardo, i profondi ritardi del nostro Paese, che si pone al 25° posto in Europa come livello di digitalizzazione (DESI 2020), a causa di vari fattori che includono sia la limitata diffusione di competenze digitali sia la bassa adozione di tecnologie avanzate.

Cause, queste, soprattutto dei bassi investimenti della pubblica amministrazione, che ora è costretta a recuperare gap infrastrutturali e ritardi per realizzare il sogno di un Paese ridisegnato a misura delle nuove generazioni fortemente in credito con le precedenti.

Gli investimenti previsti da questa sfida o Missione 1 del PNRR, sono pari a 40,32 MD che sommati ai 0,80 MD del React-EU e agli 8,74 MD del fondo complementare cubano diventano ben 49,86 MD.

Di questi ben 41,72 MD sono destinati a digitalizzazione e  innovazione della P.A. e per la competitività del sistema produttivo; i restanti a Turismo e Cultura.

Necessitano potenzialità e capacità per utilizzare tutte tali risorse e, soprattutto, entro i prossimi cinque anni come previsto dal Piano, non fosse altro che per portare a casa il secondo obiettivo, che è la Missione 2 del PNRR, la stessa che dovrà realizzare la rivoluzione verde e la transizione ecologica, cui è destinata la maggiori quantità di finanziamenti, perché rappresenta la Missione con le maggiori sfide da vincere.

Ricordiamo che il 37% delle risorse del PNRR [E.235,12 tra RRF (Recovery and recilience facility)+ReactEu+Fondo complementare] va destinato ad investimenti per la transizione verde, con l’obiettivo di contribuire al raggiungimento dei target climatici, della neutralità climatica al 2050 e della riduzione delle emissioni superiori al 51% in rapporto ai valori del 1990 nel 2030.

Sono, questi, i target europei che fanno altresì parte del Green Deal.

Pertanto, dei 191,5 MD del RRF alla Misura 2 toccano 59,47 , cui vanno aggiunti 1,31 MD del React EU e 9,16 MD del fondo complementare per un totale di 69,94 MD.

Su questo tutto il Paese ha un compito straordinario cui ottemperare e, in particolare, la Regione Puglia, considerando gli insediamenti industriali presenti a Taranto (siderurgia) e a Brindisi (polo energetico).

Si è chiamati ad un appuntamento eccezionale con la storia e ogni Paese dovrà fare la sua parte per una transizione ecologica tesa alla completa neutralità climatica e allo sviluppo ambientale sostenibile, con una progressiva e completa decarbonizzazione dei cicli produttivi, per mitigare le minacce che incombono sui sistemi naturali e umani come, ormai, la scienza e i modelli analitici dimostrano inequivocabilmente.

Dall’agricoltura sostenibile all’economia circolare, dalla transizione energetica alla mobilità sostenibile, dall’efficienza energetica alla riqualificazione degli edifici, dalla tutela del territorio alla risorsa idrica: ecco a quali compiti il Paese è chiamato con la Misura 2.

Ciò dimostra, evidentemente, la profonda trasformazione che si impone ad interi processi produttivi e alle relative professionalità e competenze che andranno totalmente riqualificate e ripensate.

Ebbene, Scuola e Formazione costituiscono il pilastro su cui poggia la capacità di inverare questo cambiamento.

L’investimento nei percorsi formativi, di chi è occupato e di chi si candida ad essere una lavoratrice o un lavoratore, dovranno essere mirati a traguardare un mondo totalmente nuovo che ancora non si vede ma in funzione del quale giovani e meno giovani dovranno attrezzarsi.

Una prima modalità sarà quella della formazione continua, dai primissimi anni di scuola fino all’età di quiescenza e la politica non potrà delegare tutto questo ai tecnici, alle università, ai centri di ricerca, perché scienza e coscienza non sempre vanno a braccetto.

Oggi alla politica viene chiesta, intanto, la capacità di ridisegnare il futuro del nostro Paese, anche per non continuare ad essere stritolati dalla finanziarizzazione dell’economia – di per sé drogata – in un contesto di mondializzazione dei mercati e, in tal modo, scongiurare il perpetuarsi delle profonde disuguaglianze sociali, economiche, sociali, educative, professionali oggi esistenti.

Al contempo, alla stessa politica ed alle Istituzioni dove essa ha oggettivi poteri di orientamento delle scelte per il bene comune, va chiesta chiarezza e verità specie per quanto riguarda le ragioni di fondo per cui l’Italia, rispetto ad altri Stati, ha ottenuto più risorse: la peggiore situazione sociale ed economica ed il maggior divario Nord-Sud sul versante dei livelli essenziali delle prestazioni.

Autorevoli economisti, infatti, prefigurano il rischio-beffa per il nostro Mezzogiorno, sui fondi del Recovery plan, ovvero i soli 35 MD che vi sarebbero destinati e garantiti attraverso linee d’intervento con precisa indicazione di localizzazione territoriale, a fronte degli 82 MD ipotizzati in fase di progettazione del Pnrr.

La Cisl Taranto Brindisi sostiene da tempo la necessità, rilanciata anche nel corso delle manifestazioni nazionali unitarie lo scorso 26 giugno, di una stagione di concertazione, dopo anni di disintermediazione sterile e di sottovalutazione del ruolo delle parti sociali, per un vero Patto per il lavoro, lo sviluppo sostenibile, le riforme economiche, per far ripartire tutto il Paese specie dove esso è più in sofferenza, in un clima nuovo di condivisione e di coesione.

di Gianfranco Solazzo

Segretario Generale Cisl Taranto Brindisi

8 luglio 2021